COSA SAREBBE DOVUTO ACCADERE NEI PRIMI 15 MINUTI DEL 9/11
I PRIMI 15 MINUTI DELL' 11 SETTEMBRE
DI JEREMY BAKER.
Robin
Hordon, ex controllore del traffico aereo, parla dell'11-9, del NORAD e di cosa
sarebbe dovuto accadere.
Dopo tre ore dagli attacchi al World Trade Center ed al Pentagono, Robin
Hordon (nella foto qui a destra) sapeva che era stata un'operazione interna.
Era stato un Controllore del Traffico Aereo (d'ora in poi ATC) per undici anni,
prima che Reagan licenziasse lui e centinaia di suoi colleghi dopo che
scioperarono negli anni '80.
Avendo gestito emergenze aeree e due veri dirottamenti nel corso della sua
carriera, è ben qualificato per commentare come il NORAD avrebbe dovuto
rispondere ai dirottamenti praticamente simultanei di quattro aerei passeggeri
la mattina dell'11 Settembre 2001.
[Qui la
biografia, le qualifiche e le dichiarazioni originali -in inglese- di Robin
Hordon.]
“Doveva essere un grosso problema spiegare perché quegli aerei non furono
abbattuti. Abbiamo caccia in allerta per gestire queste situazioni 24 ore al
giorno, 7 giorni alla settimana. Abbiamo gli schermi del NORAD (il Comando di
Difesa Aerospaziale Nord-Americano) che monitorizzano i cieli giorno e notte.
Abbiamo tanti uomini, civili e militari, che sanno come fare il proprio lavoro.”
Ho parlato al Signor Hordon un pomeriggio in un locale di Bremerton, Washington.
“Devi capire le emozioni, il dovere, il lavoro di un ATC. Siamo pagati per
tenere sotto controllo gli aerei che attraversano il paese.”
E' lampante che Hordon sia passionale sulla questione. Molte persone lo sono.
Sono stati fatti dei sondaggi sulle inquietanti domande rimaste senza una
risposta nella mente degli americani. Il 49% dei Newyorkesi credono che il
Governo abbia avuto un ruolo negli attacchi dell'11-9. Dopo un'intervista a
Charlie Sheen, un sondaggio
della CNN rivelava che l'84% dei votanti credeva ad un “insabbiamento
dell'11-9.” Jay Leno ha chiesto a Bill Maher al The Tonight Show a proposito del
fatto che il 37% degli Americani (secondo sondaggi Scribbs-Howard”) credono che
il governo fosse coinvolto in qualche maniera negli attacchi (Maher non è
certamente tra questi.)
Per quanto riguarda “le emozioni, il dovere, il compito” di un ATC, Hordon la
mette così:
“Immaginati ad un circo, ad una fiera, o ad un affollato evento sportivo.
Tenete per mano il vostro piccolo di cinque o sei anni, siete tra centinaia di
persone, vi girate e non vedete più vostro figlio. Come vi sentite in quel
momento? Vi allarmate. Sentite che sia la cosa peggiore del mondo, così quello
che fate è darvi una mossa. Quando un ATC perde un aereo, si scatena il
finimondo. Si mettono subito in moto. Ci mettiamo in azione, non aspettiamo che
accadano le cose.”
Come ex membro della FAA (l'Aviazione Civile) e della PATCO (Organizzazione dei
Controllori Professionisti del Traffico Aereo), gli anni di Hordon come ATC sono
particolarmente rilevanti per i ricercatori dell'11-9.
“Ero un ATC certificato per i voli verso Ovest da Boston, proprio il tragitto
che seguirono AA11 e UA175. Lo conosco come il palmo della mia mano.”
Ha anche ricevuto una lettera di congratulazioni per come ha gestito un vero
dirottamento.
Quando diventò chiaro che non ci fu alcun cedimento del sistema la mattina
dell'11 Settembre, Hordon divenne certo che qualcosa sia andato terribilmente
storto ai più alti gradi del potere. Come pilota (terzo livello) e ATC conosce
bene le procedure di emergenza aerea. E' anche risoluto nell'affermare che se
queste procedure fossero state seguite l'11-9, nessuno degli aerei dirottati
avrebbe raggiunto il proprio bersaglio.
“Mi spiace, ma AA11 sarebbe dovuto essere intercettato nel Sud-Ovest del
Connecticut, punto.”
Secondo Hordon, "le emergenze aeree che richiedono il decollo dei caccia sono
dalle 50 alle 150 volte l'anno.”
“E' routine. Alla base aerea di Otis abbiamo esercitazioni due o tre volte
l'anno. Facciamo decollare un aereo, un B-52, i tankers, i caccia. Solo ad Otis
ci sono venti, trenta caccia. Ed anche l'11 Settembre ce n'erano molti. Furono
semplicemente rediretti sopra l'oceano, impegnati in inutili
esercitazioni, etc.”
La larga maggioranza degli incidenti aerei sono semplici problemi comunicativi o
di rotta, contrattempi comuni che vengono risolti facilmente. Nondimeno, quando
spunta un problema, viene trattato come un'emergenza e vengono fatti decollare
gli aerei intercettori.
“Questo è esattamente quello che c'è scritto nei nostri manuali. Allertiamo
immediatamente i nostri supervisori, per avere altri occhi sui radar. Abbiamo a
due piedi [30 cm] da noi un pulsante con su scritto, ADC, Comando di Difesa
Aerea [in questo caso il NEADS, il Settore di Difesa Aerea Nord-Est.]. Bing,
premi il pulsante. “Hey, è Boston che parla. Ho appena perso un segnale o è
intermittente. L'ultima locazione conosciuta è a venticinque miglia ad Ovest di
Keene.”
I piloti utilizzano parimenti delle checklist quando devono fronteggiare dei
problemi coi loro aerei:
“Se perdo un motore ed ho un aereo multi-motore so esattamente cosa fare.
Inizio a controllare l'aereo facendolo volare con un motore, stoppo quello mal
funzionante e l'assetto dell'aereo torna a posto. E' questione di controllare,
controllare, controllare. [In Inglese Check, appunto, n.d.t.] ”
Hordon non è convinto delle affermazioni di coloro che adducono scuse alla
mancanza di risposta militare l'11-9. Le difese aeree Statunitensi sono in
massima allerta per difendere la nazione da un attacco dall'inizio degli anni
sessanta.
L'insinuazione che la mattina dell'11-9 ci sia stata una inspiegabile ondata di
incompetenza da parte dei suoi ex “compagni d'armi” della FAA lo offende
profondamente.
“I piloti sono nelle loro stanze in cui aspettano gli ordini per il decollo,
gli aerei pronti negli hangar. Sono pronti in prima linea i controllori, i
piloti e gli attori coinvolti. Io lì che osservo. Il pilota è lì e sta volando.
Abbiamo comunicazioni dirette per la difesa aerea. E' così che ha funzionato per
cinquant'anni.”
Gli incommensurabili ritardi visti nell'azione militare l'11-9 sono
inconcepibili per coloro che hanno approfondito accuratamente l'argomento – e
per un uomo che ha lavorato per anni per mantenere sicuri i viaggi in aereo
sopra gli Stati Uniti.
“I piloti militari schizzerebbero in aria più veloce di quanto si possa
immaginare. So quanto velocemente i nostri sistemi possono reagire. Perché mai
si dovrebbe ideare un sistema che risponda lentamente ad un'emergenza?”
Le affermazioni delle autorità che, una volta che sono stati spenti i
transponder di un aereo dirottato, l'aereo diventa virtualmente invisibile è
sicuramente un altro punto dolente per Hordon.
“Il punto essenziale è che questi aerei furono sempre sotto osservazione nei
radar, siamo sempre in comunicazione con loro, anche se vengono dirottati. Il
solo modo in cui puoi perdere un aereo oggigiorno è che esso venga completamente
distrutto.”
Dato che è lecito aspettarsi che ogni attacco aereo genuino non si annunci come
tale, il radar del NORAD deve essere in grado di rilevare qualunque cosa. Ma non
c'è niente di meno invisibile di un enorme aereo passeggeri Boeing, sia che
il suo transponder stia funzionando correttamente o meno.
“Quell'aereo è rappresentato sul loro radar da quando decolla a quando
atterra. Anche piccoli aerei in aeroporti locali. Il NORAD traccia tutti questi
tipi di aerei. Hanno semplicemente il sistema radar più sofisticato del mondo.”
Dopo undici anni (ricchi di emergenze) come ATC, Hordon ha ovviamente reagito con
orrore quando ha sentito per la prima volta che nel Giugno del 2001, solo due
mesi prima dell'11 Settembre, furono bruscamente
alterati i protocolli d'emergenza, testati e collaudati per
cinquant'anni.
“Rumsfeld ha inserito una terza persona (ossia il Pentagono) tra l'ATC
e il Controllore della Difesa Aerea responsabile di far decollare gli
intercettori."
Ecco qui sotto l'ordine, datato 1 giugno 2001 e
indirizzato al capo delle forze armate congiunte (Joints Chief of Staff).
Come si vede al punto 2, il documento "cancella" di fatto un ordine
precedente, che risaliva al 1997:

Robin Hordon Spiega bene la questione in questa intervista telefonica (seguita da traduzione, sotto):
"L'elemento chiave dell'intera giornata sta nel fatto che c'erano stati
alcuni cambiamenti nelle procedure di emergenza, e cioè che da quel
giorno bisognava chiamare telefonicamente il Pentagono di Rumsfeld, e
sarebbe poi stato il Pentagono a prendere le decisioni. Beh, [quando abbiamo
chiamato] per American 11 il Pentagono non ha risposto al telefono. Per
United 175 non ha risposto al telefono. Io ritengo che non abbiamo
risposto al telefono fino a quando non si sono sentiti assolutamente imbarazzati
per il fatto di non rispondere, e questo risale circa al momento in cui United
93 e American 77 risultavano dirottati (dopo le 9 circa). E' questo il momento
in cui c'è stato il primo contatto formale [con il Pentagono].
Le chiamate
quindi andarono dalla FAA al Pentagono e non ricevettero risposta. Il
Pentagono non contattò mai la base ADC per lanciare gli aerei. Gli ATC di Boston
divennero così frustrati dall'assenza di risposte dall'esercito che infine
dissero, “lasciamo andare questi ragazzi lo stesso.” Questo è come ha funzionato
per cinquant'anni. Lanciamo aerei intercettori. Non aspettiamo un OK da terze o
quarte parti.”
L'assenza dell'esercito Statunitense la mattina dell'11 Settembre, è
comprensibilmente diventato il singolo punto più convincente che i ricercatori,
gli scrittori e gli attivisti per l'11-9 usano per supportare le loro tesi della
complicità di parte del governo Statunitense (e del suo apparato militare e di
intelligence) negli attacchi. Quando anche quelli che condannano “la teoria
della cospirazione” dell'11 Settembre hanno messo in discussione la condotta
dell'esercito quella mattina, è lampante che questa anomalia richieda sentita
preoccupazione e ricerche accurate. Qualunque sia il caso, non ci sono dubbi che
l'esercito più grande e tecnologicamente avanzato della storia sia stato
visibilmente colto del tutto impreparato (almeno in apparenza) da quattro enormi
aerei passeggeri dirottati che furono in volo per quasi due ore durante la
limpida mattina dell'11-9. I ricercatori dell'11 Settembre hanno passato anni a
speculare su cosa accadde precisamente nelle cabine di pilotaggio degli aerei
dirottati l'11-9. Le teorie hanno spaziato da aerei duplicati che sono
subentrati nelle rotte di volo degli aerei dirottati, fino ad aerei comandati a
distanza. Naturalmente, le complessità tecniche in gioco nel condurre un enorme
jet passeggeri commerciale possono essere comprese a fondo solamente da qualcuno
che possieda un approfondito addestramento e esperienza nell'aviazione.
"Per anni hanno migliorato quello che le persone comuni chiamano “pilota
automatico.” La definizione moderna è flight director . Puoi programmare un
flight director praticamente per la tua intera rotta, sia prima che dopo il
decollo.”
I Flight directors – computer navigatori altamente tecnologici – son usati negli
aerei commerciali perché tengono sotto costante osservazione ogni fattore che
condiziona il volo di un aeroplano (la velocità e la direzione del vento, la
quantità di carburante, le condizioni atmosferiche, etc.) e istantaneamente
compiono gli aggiustamenti necessari per provvedere al funzionamento più
efficiente ed economico possibile dell'aereo.
“I Boeing 707, credo, sono stati l'ultima serie di aerei dove controllavi
veramente l'aereo utilizzando dei cablaggi. Oggi non ci sono più cablaggi. Ora
abbiamo sensori elettronici o idraulici che trasmettono le informazioni ai
servo-amplificatori e ad altre strumentazioni di controllo che gestiscono la
pressione alle superfici di controllo.”
Il fatto che la navigazione negli aerei moderni sia fondamentalmente
computerizzata rende i controlli hackerabili, o a bordo dell'aereo, o da remoto
se sull'aereo sono installati appositi ricevitori.
“Internamente l'aereo doveva avere un'unità ricevitore separata integrata;
separati visualizzatori d'accesso nel flight director ed una possibilità di
svincolarsi dai controlli manuali nell'aereo e di prenderne il comando con tutte
le informazioni stabilite prima.”
Hordon aggiunge una postilla importante:
"Se un flight director viene rediretto durante un volo, il nuovo piano di
volo non verrebbe necessariamente comunicato a terra. Ovviamente,
l'addestramento richiesto per modificare un flight director è sostanziale.
Tuttavia, quando un apprendista pilota impara ad operare un aereo sempre più
sofisticato, acquisisce queste conoscenze. Hordon crede che se i dirottatori
hanno realmente preso il controllo delle cabine di pilotaggio questo sarebbe
potuto benissimo essere ciò che stavano studiando nelle scuole di volo che
frequentavano."
E' stato detto molto dai ricercatori dell'11 Settembre a proposito
dell'apparente incompetenza senza limiti dei
presunti dirottatori dell'11-9 come piloti – aviatori amatori che potevano
si e no guidare aerei leggeri. Questo strano fatto ha portato molti sostenitori
della teoria della cospirazione [alternativa, a quella ufficiale, n.d.t.] a
speculare che i diciannove presunti dirottatori siano potuti essere giusto un
gruppo di vittime o “Owalds”, preparati dai loro controllori a prendersi le
colpe per gli attacchi senza che loro ne sapessero nulla o ne fossero in qualche
modo coinvolti. Alcuni ricercatori speculano addirittura che questi
“terroristi”non fossero mai neanche saliti a bordo degli aerei. Hordon comunque
crede che se i dirottatori erano negli aerei e presero realmente il controllo
delle cabine di pilotaggio come riportato, la loro capacità di portare davvero
l'aereo verso i loro obiettivi sia una netta possibilità.
“Se qualcuno pensa che questi flight directors non erano abbastanza
sofisticati da essere programmati per andare verso quelle esatte e specifiche
coordinate – WTC 1 e 2 – si sbaglia. Questo non c'entra nulla con le competenze
dei piloti.”
Hordon crede che sarebbe relativamente facile per i dirottatori redirigere il
flight director di un aereo commerciale per raggiungere qualunque locazione con
grande accuratezza, a patto che si possieda l'addestramento necessario. Questa
sembra essere una delle poche situazioni realistiche contenute nel film
Hollywoodiano “Flight 93”, un film che Hordon d'altra parte rigetta come una
accurata opera propagandistica ideata per ingannare le masse e
spacciare la versione ufficiale. Questo punto è intrigante quando
considerate il fatto che un libro recentemente rilasciato dagli editori di
Popular Mechanics – Debunking 9/11
Myths – afferma specificatamente che i dirottatori di UA 93 si precipitarono
nella cabina di pilotaggio, si impossessarono dei comandi e guidarono l'aereo a
vista, un metodo che PM ed il suo esercito di tecnici esperti e specialisti
hanno soprannominato “punta e vai.”
Oltre a rappresentare una bizzarra deviazione dall'esperta analisi di Hordon, la
teoria del “punta e vai” di PM contraddice anche lo scenario rappresentato in
Flight 93. Anche se per molte persone è difficile credere che ci sia un simile
disaccordo tra chi supporta la teoria ufficiale, questo è veramente uno dei
molti esempi dove è emersa questo genere di notevoli contraddizioni.
Alcuni hanno speculato che degli homing beacon possano aver trasmesso i segnali
ai voli 11 e 175 da dentro le Torri Gemelle – tutto quello che gli aerei
dirottati avrebbero dovuto fare sarebbe stato seguire questi segnali fino alle
loro destinazioni. Anche se non concorda con questa teoria, Hordon ne parla come
una possibilità:
“Quando un aereo commerciale si avvicina alla sua destinazione, il flight
director si connette ai trasmettitori che si trovano alla fine della pista
d'atterraggio e fa i necessari aggiustamenti. Tutto quello che il pilota deve
fare è sedersi, monitorare i controlli e guardare l'aereo che atterra da solo,
anche in condizioni “zero-zero” [per visibilità o condizioni meteo].”
Questa combinazione di controlli computerizzati a bordo e di quello che è
essenzialmente un segnale di guida automatica dalla destinazione del volo è
chiamato “coupling”, una sequenza tecnologica messa a punto da ogni aereo
migliaia di volte al giorno negli aeroporti di tutto il mondo.
Spesso criticati dai loro detrattori per l'utilizzo di tecnologia avionica in
stile “Buck Rogers”, i ricercatori dell'11-9 sono nondimeno vendicati da Hordon
che crede che una simile speculazione potrebbe poi non essere così impensabile
dopo tutto. Riferendosi agli elaborati esperimenti fatti dall'esercito decenni
fa che coinvolsero il pilotaggio di aerei da remoto, Hordon risponde:
“Negli anni '70, sapevano essere molto sofisticati nell'avionica. Potrebbero
comandare un aero in volo adesso ? Certamente, in un attimo. Chiaramente
la tecnologia esiste. Esiste da molto tempo.”
E' ragionevole dire che se questa tecnologia fosse stato il modo più efficiente,
affidabile e discreto per garantire il successo di una operazione così
elaborata, i cospiratori non avrebbero esitato a farne pieno uso.
La questione se i dirottatori pilotarono
gli aerei da soli o se il controllo degli aerei fu preso completamente dalle
loro mani da operativi da una locazione remota è sempre stata centrale per i
ricercatori dell'11-9. Ma per Robin Hordon, al più è una questione opinabile:
“La risposta che vi do è che è irrilevante. Non ha importanza se i
dirottatori erano veramente nelle cabine di pilotaggio o se gli aerei erano
comandati da forze esterne. Potrebbe essere andata in uno o nell'altro modo. In
un modo nell'altro, fu chiunque tranne piloti di aerei Statunitensi certificati
ad assumere il controllo della cabina di pilotaggio, che fosse stato un
terrorista che sedeva nella cabina di pilotaggio o qualcuno fuori dalla cabina.”
Qualunque sia lo scenario che Hordon possa tenere in considerazione riguardo ai
Voli 11, 175 e 93, egli è deciso nell'affermare che i ricercatori dell'11-9 non
dovrebbero fermarsi finché non avranno risolto il presunto schianto del Volo 77
contro il Pentagono. Per molti, l'idea che in realtà a colpire il Pentagono sia
stato un jet militare od un missile – e non il Volo 77 – sembra un'idea bizzarra
e quasi inconcepibile. Ma per molti ricercatori dell'11-9, è un punto centrale e
convincente.
“La particolare manovra che è stata richiesta a questo enorme aereo Boeing,
OK, è altamente probabile che un flight director l'abbia messa a punto.
Sappiamo anche che, se era alla guida quel dirottatore che sostengono stesse
guidando l'aereo, quel tizio non avrebbe potuto compierla. Quello sarebbe
stato del tutto impossibile.”
Un concetto comune a cui si aggrappano molti difensori della versione ufficiale
(inclusi alcuni personaggi noti come Noam Chomsky) è che l'idea di una
cospirazione di così vaste proporzioni come l'11 Settembre avrebbe dovuto
coinvolgere centinaia, forse migliaia di persone, tutte a conoscenza del piano e
disposte a portarsi i loro segreti nella tomba. Tuttavia affermazioni
provenienti da approfondite ricerche – che molte operazioni segrete di
notevoli dimensioni sono state tenute del tutto segrete e all'oscuro del
pubblico in passato; che la tecnologia più avanzata può ridurre drasticamente
il numero delle persone richieste per una qualsiasi operazione; e che la
“compartimentalizzazione” sistematica dei compiti può realmente sfruttare il
coinvolgimento di molte persone senza che esse siano consapevoli del fine
ultimo delle loro stesse azioni – si oppongono in maniera convincente a
questa idea. Inoltre, il potere dei superiori di intimidire e convincere al
silenzio dopo il fatto i potenziali whistleblowers [informatori o
"denuncianti civici", n.d.t.] è formidabile. Ovviamente, il signor Hordon ha un
paio di cose da dire sulla questione.
“Io penso che potremmo concordare tutti che, in un modo o nell'altro,
l'esercito Statunitense sia stato coinvolto negli attacchi. Il vantaggio
che Rumsfeld aveva è che egli può classificare, ridefinire, rendere disponibile
o no qualunque informazione egli voglia, in ogni momento, e può negare quella
informazione al pubblico per qualunque ragione, specialmente se per ragioni di
sicurezza nazionale.”
Hordon crede che un aspetto del piano che i cospiratori non potevano controllare
era l'integrità morale dei civili della FAA – professionisti scrupolosi che non
sarebbero rimasti zitti se avessero notato qualcosa di strano durante gli
attacchi. Al numero uno sulla lista di Hordon ci sono i controllori del traffico
aereo: “Qual è il tassello mancante di tutta la storia? Non sono forse le
registrazioni audio degli ATC? Avevano da pensare ad un modo per tenere le loro
bocche cucite, ai civili, e disimpegnarli. Se a loro fosse permesso di
testimoniare esattamente secondo i loro codici di procedura, proverebbero che
l'esercito fu colpevole.” Quando era nella FAA, Hordon era certificato
nella sua struttura come l'operatore che doveva mettere in sicurezza i dati
rilevanti dopo un'emergenza aerea; se non del tutto a causa di ragioni di
pubblica sicurezza, certamente per ragioni di responsabilità.
“Quando avevamo un incidente, un'emergenza, qualsiasi tipo di problema in
cielo o nelle procedure, dovevamo immediatamente prendere le registrazioni
vocali e metterle al sicuro. Stessa cosa per i dati del radar di quel
controllore quel giorno. Ogni volta che c'era un incidente, tutte le
informazioni, TUTTE, venivano messe al sicuro. Punto.”
Nonostante questo rigido protocollo, si sono verificati degli sconvolgenti
resoconti di registrazioni ATC che sono state sequestrate poco dopo gli
attacchi e che sono state sottratte all'analisi del pubblico. Hordon crede che
queste registrazioni degli ATC siano state distrutte o tagliate.
Torna ora alla mente un altro episodio particolarmente "torbido", che sembra
incastrarsi alla perfezione con quanto appreso dall'intervista di Hordon: dopo
aver passato davanti agli schermi radar una giornata da incubo come quella
dell'undici settembre, i sei controllori assegnati al quadrante di Boston
(quello che ha registrato i primi due dirottamenti), fra cui lo stesso Hordon,
si sono riuniti in una saletta privata, e hanno deciso di mettere su nastro
le loro impressioni a caldo, prima di dimenticarsi magari di qualche
particolare importante. Hanno cosi inciso una preziosa cassetta di circa un'ora,
nella quale ciascuno di loro ha raccontato per filo e per segno tutto quello che
ricordava di aver detto o fatto durante i momenti cruciali della mattinata.
Ma quella cassetta purtroppo non l'ha mai potuta ascoltare nessuno, perchè un
solerte manager "responsabile della qualità" della FAA ha deciso un giorno di
distruggerlo, senza farne fare prima nemmeno una trascrizione. Come racconta
l'articolo del New York Times del 6 maggio 2004: "That manager crushed
the cassette in his hand, shredded the tape and dropped the pieces into
different trash cans around the building", "Quel manager stritolò la
cassetta con le mani, fece a pezzi il nastro e ne gettò le varie parti in
diversi cestini della spazzatura nell'edificio."
La motivazione ufficiale che il manager diede per questo suo gesto un po'
"nervosetto" era che "erano state violate le norme di procedura
dell'aviazione civile, poichè le dichiarazioni di quel tipo vanno fatte su carta
e non vanno registrate su cassette audio".
Oh, ragazzi, con le regole mica si scherza.
Pensate che divertente: un supervisore qualunque spunta fuori dal nulla e
distrugge per "violazione delle procedure" un nastro che con tutta probabilità
conteneva testimonianze di violazioni di procedure ben più gravi!
“La ragione per la quale non ci stanno fornendo informazioni di prima
mano è che vogliono dipingere un quadro di confusione, e in qualche modo
dovevano estromettere i testimoni oculari civili.”
Anche se la Commissione 11-9, nel disperato tentativo di sviare l'attenzione del
pubblico dagli ambienti governativi, ha incolpato la FAA per aver mostrato
incompetenza negli attacchi, Hordon crede che la vera confusione si sia
originata al Pentagono, una teoria che aderisce bene con il tempestivo e
sospetto cambio nei protocolli della difesa aerea menzionato in precedenza.
“La FAA ci ha dato le informazioni computerizzate sull'aeroplano tracciato.
Quello che la FAA non ci ha dato sono le registrazioni interne nei settori del
Boston Center che lo stavano tracciando.”
Se Robin Hordon dovesse scegliere un argomento per impressionare maggiormente i
ricercatori e gli attivisti dell'11 Settembre, questo sarebbe che la verità
sulla non-performance delle difese aeree Statunitensi l'11-9 poggia su una
attenta disamina di cosa accadde in quei pochi minuti immediatamente successivi
ai dirottamenti degli aerei.
“I primi quindici minuti sono la chiave. Ho fatto i conti. Se avessimo lanciato
all'intercettamento alcuni aerei cinque o sei minuti dopo aver visto questa
grande deviazione di rotta, i caccia da Otis avrebbero intercettato American 11
sul Sud-Ovest del Connecticut o al massimo a Sud di Albany, New York. Il governo
federale e l'esercito, per ragioni estremamente serie, stanno lasciando che la
gente si concentri sui momenti successivi allo schianto di American 11 contro la
torre. Ma il vero punto focale per i ricercatori dell'11 Settembre dovrebbe
essere cosa il NORAD stava facendo in quei cinque minuti dopo che
American 11 perse il transponder e deviò di rotta.”
Qualunque tipo di critica Hordon possa esprimere nei confronti del NORAD e del
Pentagono, di certo non si estende agli individui al fronte della difesa civile
della nostra nazione.
”Questi sono piloti militari da combattimento. Sono ragazzi in gamba. Le
capiscono le cose. Cosa pensate abbiano fatto? Stavano ordinando del caffè e
delle ciambelle? No. Stavano lì, col batticuore, mentre riuscivano a pensare
solamente ad una cosa: «Il mio paese sta venendo attaccato. Questo è il motivo
per il quale sono in stato di prontezza nella waiting room della base aerea di
Otis: perché io possa alzarmi in cielo e difendere il mio paese.» Pensate si
sarebbero lanciati all'inseguimento di American 11 mentre questo si dirigeva
dritto verso il WTC e l'avrebbero lasciato proseguire? No. Quello che avrebbero
fatto l'avrebbero più o meno immaginato così: “OK, voleranno corpi e scheggie...
boom.” Avrebbero corso quel rischio.”
Una delle più ambiziose proposte di Hordon per il movimento per la Verità
sull'11-9 è supportare lo sviluppo di una rete per l'aiuto e la protezione della
sua risorsa più importante, quella costituita dagli whistleblowers .
“Quello che dovrebbe fare il movimento 11-9 dovrebbe essere riunirsi e rendere
possibile che venga salvaguardata la vita degli whistleblowers.”
Offrire consigli legali, supporto morale, e addirittura protezione fisica
potrebbe fare molto per ispirare quelli che stanno considerando di farsi avanti
con testimonianze potenzialmente esplosive riguardanti gli attacchi.
Ad Hordon piacerebbe anche che venisse raccontata la verità ai giovani sulla
politica, la storia ed il mondo nelle loro scuole. “Il patrimonio più grande che
abbiamo sono i giovani nelle scuole. Se l'esercito sta sfruttando la loro
suscettibilità per sedurli e convincerli ad andare ad uccidere gente, il
movimento per la pace deve offrire delle alternative. Dobbiamo rendere
disponibili, alla fine degli anni dell'educazione obbligatoria, delle
alternative concettuali in relazione all'economia mondiale e all'apparato di
controllo.” Il piano di Hordon, seppur idealistico, ha anche un risvolto
opportunistico:
“Voglio rivolgermi ai ragazzi della scuola obbligatoria perché è il classico
esempio dei “due piccioni con una fava.” Primo, la loro curiosità li spinge ad
ascoltare. In questo momento sono scettici del governo e usano Internet.
Secondo, se diamo loro materiale da riportare a casa, l'argomento finisce sulla
tavola da pranzo. E cosa succede quando i genitori trovano della roba che è
finita non si sa come dentro casa loro? La leggono. Due al prezzo di uno.”
Molti attivisti dell'11-9 credono che il loro lavoro sulle questioni relative
agli attacchi ha potenzialità maggiori per reali trasformazioni sociali di
qualsiasi altra singola questione, e Hordon è decisamente d'accordo.
“Io credo che la questione 11-9 sia la possibilità maggiore per svelare tutti i
veleni mortali; più delle armi in cambio di ostaggi dell'Iran-Contra, più del
militarismo rampante, più dello Watergate, più di Enron, più del lato oscuro
delle istituzioni finanziarie mondiali, più di ogni simile altro genere di cosa.
Penso che questo sia probabilmente il loro ultimo rantolo, e la ragione è molto
semplice e si chiama Internet. Li stiamo per acchiappare.”
Gli attivisti col senso dell'umorismo sono sempre una ventata d'aria fresca.
Dopo il suo servizio come ATC, Hordon ha lavorato per anni al Comedy Club Catch
a Rising Star di Cambridge nel Massachusetts. Qualcosa deve essergli rimasto:
“Abbiamo due partiti in questo paese: uno sono i repubblicani e l'altro sono
repubblicani travestiti in abito blu. E quando si tolgono gli abiti blu da finti
democratici rimangono in mutande rosse di Armani.”
Hordon considera l'umorismo una formidabile arma per gli attivisti. Da
coordinatore artistico per attori di commedie emergenti ed affermati, ha
lavorato talvolta con alcuni dei comici più talentuosi e di successo dei nostri
tempi come Jerry Seinfeld e Larry David.
Alcuni dei comici politici che ha allenato sono fissi ad Air America Radio. Sui
poteri forti che comandano ha da dire questo:
“Loro sanno che con l'11-9 sono arrivati alla fine della corsa. Sanno di essere
cotti. Stanno giusto tirando scatole di chiodi per la strada mentre fuggono,
sperando di bucarci le ruote. Ma non succederà. Sanno che ormai sono al
capolinea.”
Ben informato e coi piedi per terra, Robin Hordon non è uno di quei
progressisti pieni di speranze illusorie, e gli piace quello che sta notando
succedere attorno a lui.
“C'è cosi tanto ottimo lavoro che sta venendo portato avanti. E' in corso tutta
serie di nuovi eventi, ci sono cosi tanti ragazzi che stanno crescendo sapendo
che non devono credere a scatola chiusa alle storie che vengono raccontate
loro.”
La sua più grande speranza è che il futuro rappresentato da questi giovani
ripulirà le strade occupate finora dai loro meno saggi precursori politici.
“Il 60% dei nostri ufficiali eletti sono miliardari. Fino a che non cambiamo
questo, non finirà la lotta per rendere migliore la nostra democrazia. E io
penso che, sapete, le democrazie sono OK. Penso che in teoria sia una
idea piuttosto buona. Penso perciò che dovremmo provare a realizzarne una.”
Intervista a cura di Jeremy Baker.
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E-mail: web_wender@hotmail.com
Fonte:
http://www.communitycurrency.org/robin.html
Traduzione per
www.comedonchisciotte.org a cura di GOLDSTEIN
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